Avvisi parrocchiali

Il filmato che ci consente di veder dentro le impalcature, nonostante l’altezza, il necessario, urgente … e attento intervento di manutenzione della nostra chiesa parrocchiale.

La nostra chiesa parrocchiale, come mostrato nel video, necessita di interventi di manutenzione. Per sostenere le spese chiediamo, a chi ne ha la possibilità, un’offerta libera.
È possibile contribuire tramite bonifico sul conto parrocchiale

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Ogni contributo è prezioso. Grazie per il vostro sostegno.

8 marzo 2026

Per conoscere e vivere sempre meglio la Messa

Per continuare a riflettere sul coinvolgimento di tutti nella celebrazione prendo tre passaggi del Canone Romano, una delle preghiere eucaristiche più antiche.
Ricordati di tutti coloro che sono qui riuniti, […] per loro ti offriamo e anch’essi ti offrono questo sacrificio di lode.
E ancora…
Accetta con benevolenza, o Signore, questa offerta che ti presentiamo noi tuoi ministri e tutta la tua famiglia […]
Infine…
In questo sacrificio, o Padre, noi tuoi ministri e il tuo popolo santo celebriamo il memoriale […]
Nessuno può sentirsi solo uno spettatore e nemmeno si può ridurre la Messa ad una preghiera individuale: è azione di tutta la Chiesa unita al suo capo Gesù Cristo, Figlio di Dio.


22 febbraio 2026

Per conoscere e vivere sempre meglio la Messa

Questa settimana abbiamo iniziato al Quaresima, tempo di penitenza e purificazione.
In ogni celebrazione, prima di ricevere la Comunione tutti insieme diciamo:

O SIGNORE, NON SONO DEGNO DI PARTECIPARE ALLA TUA MENSA, MA DI’ SOLTANTO UNA PAROLA E IO SARÒ SALVATO.

Sono parole riprese da quanto disse il centurione a Gesù in Mt 8,8 ed esprimono la consapevolezza di non essere degni di ricevere il Corpo di Cristo e anche la sproporzione che c’è fra quello che riceviamo e quello che siamo. Qui si manifesta l’amore di Dio, che non si dona per meriti ma per grazia. Solo quando riconosciamo la grandezza del dono e non ci sentiamo all’altezza, ci possiamo stupire dell’amore che Dio ha per noi.

Voi vi stupite ancora di poter ricevere il Corpo di Cristo?


15 febbraio 2026

Oggi riflettiamo sulla risposta più breve e più ripetuta: AMEN

Deriva dalla radice ebraica aman, che richiama i concetti di stabilità, fedeltà e fiducia. Non è solo un auspicio, ma la proclamazione che qualcosa è vero.

Usato per chiudere le preghiere, esprime il consenso dell’assemblea alla preghiera pronunciata dal sacerdote che presiede.

Nel Nuovo Testamento, è spesso utilizzato per rafforzare le affermazioni di Gesù: “In verità io vi dico…”

In ogni Messa festiva i fedeli lo pronunciano insieme 10 volte.

Una volta invece ogni fedele lo dice da solo per esprimere la sua fede nella presenza reale di Gesù Cristo risorto nel pane consacrato.
Il Corpo di Cristo: ci credo! è vero!


8 febbraio 2026

Oggi consideriamo un’altra risposta del popolo.

IL SIGNORE RICEVA DALLE TUE MANI QUESTO SACRIFICIO A LODE E GLORIA DEL SUO NOME, PER IL BENE NOSTRO E DI TUTTA LA SUA SANTA CHIESA.

È chiaro quindi che la Messa è prima di tutto un “sacrificio”, il sacrificio di Gesù Cristo sulla croce, che sirende presente in modo incruento sul nostro altare. Questo sacrificio lo offre il sacerdote insieme a tutti i fedeli. Infatti chi presiede dice: “Pregate, fratelli e sorelle, perché il mio e vostro sacrificio sia gradito a Dio Padre onnipotente

Il Concilio Vaticano II ci insegna che la partecipazione dei fedeli non è come quella degli spettatori, ma “è necessario che i fedeli si accostino alla sacra liturgia con retta disposizione d’animo, armonizzino la loro mente con le parole che pronunziano e cooperino con la grazia divina per non riceverla invano.”


1 febbraio 2026

Iniziamo dalla risposta più lunga del popolo durante la Celebrazione.

Il sacerdote, dopo la Consacrazione, dice: MISTERO DELLA FEDE

Il popolo acclama: ANNUNCIAMO LA TUA MORTE, SIGNORE, PROCLAMIAMO LA TUA RISURREZIONE, NELL’ATTESA DELLA TUA VENUTA

L’Eucaristia è dunque: la ri-presentazione del sacrificio di Cristo sulla croce, la Celebrazione della sua risurrezione e l’attesa del suo ritorno glorioso alla fine dei tempi.

Le tre dimensioni del tempo, passato – presente – futuro, nella Messa sono un’unica realtà: il Mistero della Pasqua

Ricordiamo il passato, nel presente riceviamo la grazia e siamo protesi verso il futuro e definitivo compimento della salvezza nel Regno dei Cieli.

Ascoltare e digiunare.

La Quaresima come tempo di conversione

Cari fratelli e sorelle!

La Quaresima è il tempo in cui la Chiesa, con sollecitudine materna, ci invita a rimettere il mistero di Dio al centro della nostra vita, perché la nostra fede ritrovi slancio e il cuore non si disperda tra le inquietudini e le distrazioni di ogni giorno.

Ogni cammino di conversione inizia quando ci lasciamo raggiungere dalla Parola e la accogliamo con docilità di spirito. Vi è un legame, dunque, tra il dono della Parola di Dio, lo spazio di ospitalità che le offriamo e la trasformazione che essa opera. Per questo, l’itinerario quaresimale diventa un’occasione propizia per prestare l’orecchio alla voce del Signore e rinnovare la decisione di seguire Cristo, percorrendo con Lui la via che sale a Gerusalemme, dove si compie il mistero della sua passione, morte e risurrezione.

Ascoltare

Quest’anno vorrei richiamare l’attenzione, in primo luogo, sull’importanza di dare spazio alla Parola attraverso l’ascolto, poiché la disponibilità ad ascoltare è il primo segno con cui si manifesta il desiderio di entrare in relazione con l’altro.

Dio stesso, rivelandosi a Mosè dal roveto ardente, mostra che l’ascolto è un tratto distintivo del suo essere: «Ho osservato la miseria del mio popolo in Egitto e ho udito il suo grido» (Es 3,7). L’ascolto del grido dell’oppresso è l’inizio di una storia di liberazione, nella quale il Signore coinvolge anche Mosè, inviandolo ad aprire una via di salvezza ai suoi figli ridotti in schiavitù.

È un Dio coinvolgente, che oggi raggiunge anche noi coi pensieri che fanno vibrare il suo cuore. Per questo, l’ascolto della Parola nella liturgia ci educa a un ascolto più vero della realtà: tra le molte voci che attraversano la nostra vita personale e sociale, le Sacre Scritture ci rendono capaci di riconoscere quella che sale dalla sofferenza e dall’ingiustizia, perché non resti senza risposta. Entrare in questa disposizione interiore di recettività significa lasciarsi istruire oggi da Dio ad ascoltare come Lui, fino a riconoscere che «la condizione dei poveri rappresenta un grido che, nella storia dell’umanità, interpella costantemente la nostra vita, le nostre società, i sistemi politici ed economici e, non da ultimo, anche la Chiesa».[1]

Digiunare

Se la Quaresima è tempo di ascolto, il digiuno costituisce una pratica concreta che dispone all’accoglienza della Parola di Dio. L’astensione dal cibo, infatti, è un esercizio ascetico antichissimo e insostituibile nel cammino di conversione. Proprio perché coinvolge il corpo, rende più evidente ciò di cui abbiamo “fame” e ciò che riteniamo essenziale per il nostro sostentamento. Serve quindi a discernere e ordinare gli “appetiti”, a mantenere vigile la fame e la sete di giustizia, sottraendola alla rassegnazione, istruendola perché si faccia preghiera e responsabilità verso il prossimo.

Sant’Agostino, con finezza spirituale, lascia intravedere la tensione tra il tempo presente e il compimento futuro che attraversa questa custodia del cuore, quando osserva che: «Nel corso della vita terrena compete agli uomini aver fame e sete di giustizia, ma esserne appagati appartiene all’altra vita. Gli angeli si saziano di questo pane, di questo cibo. Gli uomini invece ne hanno fame, sono tutti protesi nel desiderio di esso. Questo protendersi nel desiderio dilata l’anima, ne aumenta la capacità».[2] Il digiuno, compreso in questo senso, ci consente non soltanto di disciplinare il desiderio, di purificarlo e renderlo più libero, ma anche di espanderlo, in modo tale che si rivolga a Dio e si orienti ad agire nel bene.

Tuttavia, affinché il digiuno conservi la sua verità evangelica e rifugga dalla tentazione di inorgoglire il cuore, dev’essere sempre vissuto nella fede e nell’umiltà. Esso domanda di restare radicato nella comunione con il Signore, perché «non digiuna veramente chi non sa nutrirsi della Parola di Dio».[3] In quanto segno visibile del nostro impegno interiore di sottrarci, con il sostegno della grazia, al peccato e al male, il digiuno deve includere anche altre forme di privazione volte a farci acquisire uno stile di vita più sobrio, poiché «solo l’austerità rende forte e autentica la vita cristiana».[4]

Vorrei per questo invitarvi a una forma di astensione molto concreta e spesso poco apprezzata, cioè quella dalle parole che percuotono e feriscono il nostro prossimo. Cominciamo a disarmare il linguaggio, rinunciando alle parole taglienti, al giudizio immediato, al parlar male di chi è assente e non può difendersi, alle calunnie. Sforziamoci invece di imparare a misurare le parole e a coltivare la gentilezza: in famiglia, tra gli amici, nei luoghi di lavoro, nei social media, nei dibattiti politici, nei mezzi di comunicazione, nelle comunità cristiane. Allora tante parole di odio lasceranno il posto a parole di speranza e di pace.

Insieme

Infine, la Quaresima mette in evidenza la dimensione comunitaria dell’ascolto della Parola e della pratica del digiuno. Anche la Scrittura sottolinea questo aspetto in molti modi. Ad esempio, quando narra, nel libro di Neemia, che il popolo si radunò per ascoltare la lettura pubblica del libro della Legge e, praticando il digiuno, si dispose alla confessione di fede e all’adorazione, in modo da rinnovare l’alleanza con Dio (cfr Ne 9,1-3).

Allo stesso modo, le nostre parrocchie, le famiglie, i gruppi ecclesiali e le comunità religiose sono chiamati a compiere in Quaresima un cammino condiviso, nel quale l’ascolto della Parola di Dio, come pure del grido dei poveri e della terra, diventi forma della vita comune e il digiuno sostenga un pentimento reale. In questo orizzonte, la conversione riguarda, oltre alla coscienza del singolo, anche lo stile delle relazioni, la qualità del dialogo, la capacità di lasciarsi interrogare dalla realtà e di riconoscere ciò che orienta davvero il desiderio, sia nelle nostre comunità ecclesiali, sia nell’umanità assetata di giustizia e riconciliazione.

Carissimi, chiediamo la grazia di una Quaresima che renda più attento il nostro orecchio a Dio e agli ultimi. Chiediamo la forza di un digiuno che attraversi anche la lingua, perché diminuiscano le parole che feriscono e cresca lo spazio per la voce dell’altro. E impegniamoci affinché le nostre comunità diventino luoghi in cui il grido di chi soffre trovi accoglienza e l’ascolto generi cammini di liberazione, rendendoci più pronti e solerti nel contribuire a edificare la civiltà dell’amore.

Di cuore benedico tutti voi e il vostro cammino quaresimale.

Dal Vaticano, 5 febbraio 2026, memoria di Sant’Agata, vergine e martire.

LEONE PP. XIV


[1] Esort. ap. Dilexi te (4 ottobre 2025), 9.

[2] S. Agostino, L’utilità del digiuno, 1, 1.

[3] Benedetto XVI, Catechesi (9 marzo 2011).

[4] S. Paolo VI, Catechesi (8 febbraio 1978).

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Il gruppo di lavoro per il Burkina ha ricominciato la sua attività.
Il ritrovo è ogni lunedì pomeriggio, dalle ore 16.30 alle 18.30, per sferruzzare insieme. Ma… c’è bisogno di lana! Vanno benissimo matasse da raggomitolare, avanzi di gomitoli. Le nostre signore sono bravissime ad accostare colori e filati diversi! La lana può essere portata alla Casa della Gioventù nell’orario di attività, oppure in canonica.
Grazie !


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La nostra Chiesa parrocchiale ha bisogno di lavori urgenti! Documentiamo la situazione attuale. ora che, con i ponteggi montati è ... ben visibile!

Per preparare i pacchi per un centinaio tra persone e famiglie che chiedono l’aiuto della nostra comunità parrocchiale sono necessari:
PASTA, LEGUMI O VERDURE IN SCATOLA, PELATI, TONNO, OLIO, BISCOTTI, LATTE, DETERSIVI, PRODOTTI PER L’IGIENE.
Si possono portare in chiesa.
GRAZIE

Uno spunto per continuare a pregare per i nostri defunti e fermarsi ancora a riflettere. L'omelia della Commemorazione dei defunti

DISCORSO DEL SANTO PADRE LEONE XIV AI PELLEGRINI DELLE DIOCESI TOSCANE E ALTRE

Nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo.

La pace sia con voi!

Eminenze Reverendissime,
Eccellenze,
fratelli e sorelle,

vi do il benvenuto, salutando tutti voi che provenite dalle diocesi della Toscana, insieme ai pellegrini di Camerino-San Severino Marche, di Fabriano-Matelica, di Lanciano-Ortona e di San Severo. Benvenuti tutti!

Il pellegrinaggio giubilare è una bella occasione per rinnovare insieme la professione di fede e per esprimere anche la dimensione comunitaria ed ecclesiale della sequela cristiana; infatti, l’unica Chiesa di Cristo si incarna nelle realtà particolari come le diocesi, ma essa ci chiama anche alla cattolicità, a sentirci unica famiglia dei figli di Dio al di là dei confini stabiliti, vincendo la tentazione di una appartenenza identitaria chiusa e vivendo la comunione.

Si tratta di una frontiera necessaria soprattutto rispetto alle sfide dell’evangelizzazione. Certamente, il vissuto esistenziale, sociale ed ecclesiale delle vostre diocesi è diverso, dal momento che provenite da tre Regioni italiane che hanno una propria storia: tuttavia, anche se con accenti diversi, siamo tutti chiamati a interrogarci e ad immaginare nuove vie pastorali per un rinnovato annuncio del Vangelo, soprattutto per affrontare alcuni temi come la catechesi dell’iniziazione cristiana, il calo delle vocazioni al ministero ordinato, la partecipazione attiva dei laici alla vita ecclesiale, la presenza delle Comunità rispetto alla vita delle famiglie, dei poveri, del mondo del lavoro, e così via.

In alcune Regioni italiane – e la Toscana e le Marche sono tra queste – è stato avviato anche un processo di unificazione delle diocesi che, da una parte, può far emergere alcune potenzialità pastorali, non tanto riguardo alle forze numeriche ma alla qualità della proposta.

Dall’altra parte, provenendo ciascuno da una storia ecclesiale particolare e considerando le differenze geografiche, territoriali e talvolta pastorali, è necessario che si faccia un vero e proprio esercizio sinodale, cioè che si cammini insieme per interrogarsi, per iniziare qualche sperimentazione e per avviare un discernimento sereno e franco al fine di evidenziare le possibilità e i limiti di un tale processo, così da verificare se ci sono o meno le condizioni per andare avanti. Vi sono già in atto alcune collaborazioni che superano i confini diocesani, come nel caso del Tribunale ecclesiastico, e ve ne sono altre che si stanno avviando per esempio riguardo alla formazione iniziale dei presbiteri e ai Seminari. Vi invito a proseguire su questa strada, perché queste esperienze possono aiutarci a discernere il futuro.

Vorrei rivolgermi poi, in particolare, al popolo della Toscana, essendo questo il pellegrinaggio giubilare della Regione. La vostra terra, situata al centro dell’Italia, straordinario grembo di cultura e di arte che conserva le indelebili tracce del Medioevo e del Rinascimento e che ha dato gli illustri natali a figure come Dante Alighieri, Leonardo da Vinci, Michelangelo Buonarroti e tanti altri, è anche erede di una ricca storia cristiana, nella quale è maturato il seme della santità di Santa Caterina da Siena, Santa Gemma Galgani e altri ancora, così come si possono menzionare numerose figure di importanti Pontefici.

La ricchezza di tale eredità, naturalmente, non deve farci restare con uno sguardo all’indietro, che si limita ad ammirare lo splendore del passato sottovalutando le sfide del presente. Oggi, anche a fronte della buona volontà e della generosità che vi caratterizza come popolo, non mancano questioni che evidenziano una certa crisi della fede e della pratica religiosa, e che esigono un coraggioso investimento nella formazione cristiana e un nuovo entusiasmo nell’evangelizzazione.

Vorrei però esortarvi ad assumere, come Chiesa locale, lo stile della vicinanza, mettendovi in ascolto dei travagli e delle fatiche della gente. Lo dico soprattutto pensando alle preoccupanti notizie che riguardano diversi settori del mondo del lavoro. Ciò non deve apparire fuori luogo ma, anzi, come ricordava San Paolo VI, circa il mondo del lavoro, la Comunità cristiana, «non solo deve aprirsi, ma ancor di più, deve essere fraternamente e attivamente presente in questo mondo con uno spirito di intelligente comprensione, di vigile discernimento, di amichevole dialogo […]. La comunità cristiana, di fronte alle conseguenze negative della crisi occupazionale e sociale, di fronte alle incerte prospettive del futuro, è chiamata ad esercitare, con generosa passione, un ruolo molteplice studiando i problemi, elaborando soluzioni, assumendo proprie responsabilità: insomma, essa deve essere Chiesa sul territorio, cioè Chiesa presso le case, Chiesa presso le fabbriche, Chiesa “presso l’uomo”» (S. Giovanni Paolo II, Discorso ai lavoratori, 18 marzo 1984).

In una terra laboriosa come la Toscana, in cui sono presenti alcune eccellenze del piccolo mondo dell’artigianato e della piccola e media industria, è doloroso constatare come la crisi economica che coinvolge numerose aziende costringe al licenziamento di tanti lavoratori e tanti altri li lascia in cassa integrazione, in attesa che si sblocchino gli accordi istituzionali volti alla ripresa delle attività. Vi esorto perciò ad essere una Chiesa vicina al mondo del lavoro, compassionevole e incarnata, perché l’annuncio del Vangelo diventi presenza concreta di consolazione e di speranza, ma anche parola profetica che richiami l’importanza di garantire il lavoro a tutti, in quanto esso «è una dimensione irrinunciabile della vita sociale» (Francesco, Fratelli tutti, 162).

Carissimi, alcune urgenze pastorali e sociali su cui ho desiderato soffermarmi, seppur in modi diversi e secondo priorità differenti, interessano tutte le Chiese locali e chiamano ciascuna delle nostre Comunità cristiane a un risveglio dell’evangelizzazione e a un discernimento sulle forme di presenza ecclesiale nel territorio. Don Lorenzo Milani, profeta della Chiesa toscana, che Papa Francesco ha definito «testimone e interprete della trasformazione sociale ed economica» (Francesco, Discorso ai membri del Comitato per il centenario di Don Lorenzo Milani, 22 gennaio 2024), aveva come motto “I care”, cioè “mi importa”, mi interessa, mi sta a cuore. Ecco, vi esorto a non rimanere nella staticità e a fare la vostra parte per delineare il volto di una Chiesa che ha a cuore la vita delle persone, in particolare dei più poveri.

Vi affido all’intercessione della Vergine Maria e benedico voi e le vostre Comunità.

Canto del Padre Nostro

Benedizione

Buon pellegrinaggio a tutti!

Rificolona è un' occasione di incontro "a tutto tondo", che dal 1600, chi abita a Firenze, rivive ogni anno. È una tradizione delle campagne, di quando i contadini partivano a piedi, nella notte del 7 settembre, per andare alla Messa in Centro alla Santissima Annunziata, la mattina del giorno 8, Festa della Natività di Maria; camminavano usando lanterne, fatte con carta colorata per illuminare la strada.

E questo abbiamo fatto anche noi, ieri sera, nel giardino della chiesa: una cena condivisa, con famiglie, adulti, giovani e bambini, giocando, parlando... con gioia:
Tessitori di relazioni ...
Poi, con le rificolone - costruite dai bambini nei laboratori dei pomeriggi di venerdì e sabato- abbiamo illuminato la strada per arrivare al sagrato della chiesa, dove c'era "Maria", madre di Gesù
A lei, insieme a don Francesco che ha guidato la preghiera, abbiamo vissuto la "vera" Rificolona, con il desiderio di affidarle tutte le nostre preghiere.

Poi c'è un "dopo" Rificolona, da vivere oggi, nel  giorno della Festa tanto attesa della Natività della Beata Vergine Maria.
Possiamo pregare per la Pace:
A Messa, nella preghiera chiamata "Colletta", si chiede che in noi cresca la pace, poiché la nascita di Maria _"ha segnato l'inizio della salvezza"; parole che si capiscono meglio nella prima Lettura, dal Libro del Profeta Michea, che annunciano con grande anticipo la nascita di Gesù,  dicendo che "Egli sarà la pace"
E pace sia, nel cuore di tutti noi!

La lettera del vescovo Gherardo a tutti i fedeli della Chiesa fiorentina, con l'augurio .... "A tutti voi, alle vostre comunità e famiglie buon anno giubilare"

L'esperienza ci dice che oggi tante persone non conoscono più il significato dei gesti e dei riti che si fanno in chiesa durante le celebrazioni. Potrebbe essere utile leggere questa pagina, che spero possa aiutare a comprendere e a partecipare meglio.