“Ricongiungi a te, Padre misericordioso, tutti i tuoi figli ovunque dispersi”

Così preghiamo nella Messa. È una frase che mi piace molto.
Chiediamo a Dio Padre di fare una cosa che Lui desidera e che a noi fa tanto bene.
Dio non smette mai di amare e di cercare noi, sue creature.
Noi ci possiamo disperdere facilmente in tante cose e situazioni, magari buone e importanti, ma che non portano davvero alla gioia. Possiamo allontanarci da Lui per mille motivi, certe volte per le nostre scelte, certe volte per il male che entra nella nostra vita, certe volte anche senza accorgercene o volerlo davvero ci lasciamo portare lontano.
E ci allontaniamo anche dagli altri e perfino da noi stessi.
Dio è nostro Padre! In Gesù Cristo attraverso il Battesimo ci ha resi suoi figli e ci ha riuniti nella sua famiglia che è la Chiesa. E lo Spirito Santo continuamente rinnova in noi la grazia che ci è stata donata, fa da collante fra noi e Dio, fra noi e gli altri ed è artefice di unità anche nella vita personale di ciascuno di noi.
Spero proprio che anche il giro di quest’anno della benedizione nelle case possa aiutarci a lasciarci ricongiungere a Dio e fra noi.

d. Francesco

Lunedì 16 marzo
Mattina: numeri pari da 20/A a 34

Martedì 17 marzo
Mattina: numeri dispari da 1 a 5

Mercoledì 18 marzo
Mattina: numeri dispari da 13 a 21/E

Giovedì 19 marzo
Pomeriggio: numeri dispari da 23 a 47

La benedizione si svolge:
la mattina dalle ore 10.00 – il pomeriggio dalle ore 14.30
Resto comunque disponibile a tornare, se non potete essere in casa nel momento in cui passerò
Per fissare potete mandare un messaggio al 3333100273

don Francesco, parroco

Il filmato che ci consente di veder dentro le impalcature, nonostante l'altezza, il necessario, urgente ... e attento intervento di manutenzione della nostra chiesa parrocchiale.

La nostra chiesa parrocchiale, come mostrato nel video, necessita di interventi di manutenzione. Per sostenere le spese chiediamo, a chi ne ha la possibilità, un’offerta libera.
È possibile contribuire tramite bonifico sul conto parrocchiale

IT93 W 05034 02806 000000000776

Ogni contributo è prezioso. Grazie per il vostro sostegno.

8 marzo 2026

Per conoscere e vivere sempre meglio la Messa

Per continuare a riflettere sul coinvolgimento di tutti nella celebrazione prendo tre passaggi del Canone Romano, una delle preghiere eucaristiche più antiche.
Ricordati di tutti coloro che sono qui riuniti, [...] per loro ti offriamo e anch’essi ti offrono questo sacrificio di lode.
E ancora...
Accetta con benevolenza, o Signore, questa offerta che ti presentiamo noi tuoi ministri e tutta la tua famiglia [...]
Infine...
In questo sacrificio, o Padre, noi tuoi ministri e il tuo popolo santo celebriamo il memoriale [...]
Nessuno può sentirsi solo uno spettatore e nemmeno si può ridurre la Messa ad una preghiera individuale: è azione di tutta la Chiesa unita al suo capo Gesù Cristo, Figlio di Dio.


22 febbraio 2026

Per conoscere e vivere sempre meglio la Messa

Questa settimana abbiamo iniziato al Quaresima, tempo di penitenza e purificazione.
In ogni celebrazione, prima di ricevere la Comunione tutti insieme diciamo:

O SIGNORE, NON SONO DEGNO DI PARTECIPARE ALLA TUA MENSA, MA DI’ SOLTANTO UNA PAROLA E IO SARÒ SALVATO.

Sono parole riprese da quanto disse il centurione a Gesù in Mt 8,8 ed esprimono la consapevolezza di non essere degni di ricevere il Corpo di Cristo e anche la sproporzione che c’è fra quello che riceviamo e quello che siamo. Qui si manifesta l’amore di Dio, che non si dona per meriti ma per grazia. Solo quando riconosciamo la grandezza del dono e non ci sentiamo all’altezza, ci possiamo stupire dell’amore che Dio ha per noi.

Voi vi stupite ancora di poter ricevere il Corpo di Cristo?


15 febbraio 2026

Oggi riflettiamo sulla risposta più breve e più ripetuta: AMEN

Deriva dalla radice ebraica aman, che richiama i concetti di stabilità, fedeltà e fiducia. Non è solo un auspicio, ma la proclamazione che qualcosa è vero.

Usato per chiudere le preghiere, esprime il consenso dell'assemblea alla preghiera pronunciata dal sacerdote che presiede.

Nel Nuovo Testamento, è spesso utilizzato per rafforzare le affermazioni di Gesù: “In verità io vi dico…”

In ogni Messa festiva i fedeli lo pronunciano insieme 10 volte.

Una volta invece ogni fedele lo dice da solo per esprimere la sua fede nella presenza reale di Gesù Cristo risorto nel pane consacrato.
Il Corpo di Cristo: ci credo! è vero!


8 febbraio 2026

Oggi consideriamo un’altra risposta del popolo.

IL SIGNORE RICEVA DALLE TUE MANI QUESTO SACRIFICIO A LODE E GLORIA DEL SUO NOME, PER IL BENE NOSTRO E DI TUTTA LA SUA SANTA CHIESA.

È chiaro quindi che la Messa è prima di tutto un “sacrificio”, il sacrificio di Gesù Cristo sulla croce, che sirende presente in modo incruento sul nostro altare. Questo sacrificio lo offre il sacerdote insieme a tutti i fedeli. Infatti chi presiede dice: “Pregate, fratelli e sorelle, perché il mio e vostro sacrificio sia gradito a Dio Padre onnipotente

Il Concilio Vaticano II ci insegna che la partecipazione dei fedeli non è come quella degli spettatori, ma “è necessario che i fedeli si accostino alla sacra liturgia con retta disposizione d'animo, armonizzino la loro mente con le parole che pronunziano e cooperino con la grazia divina per non riceverla invano.”


1 febbraio 2026

Iniziamo dalla risposta più lunga del popolo durante la Celebrazione.

Il sacerdote, dopo la Consacrazione, dice: MISTERO DELLA FEDE

Il popolo acclama: ANNUNCIAMO LA TUA MORTE, SIGNORE, PROCLAMIAMO LA TUA RISURREZIONE, NELL'ATTESA DELLA TUA VENUTA

L'Eucaristia è dunque: la ri-presentazione del sacrificio di Cristo sulla croce, la Celebrazione della sua risurrezione e l'attesa del suo ritorno glorioso alla fine dei tempi.

Le tre dimensioni del tempo, passato - presente - futuro, nella Messa sono un'unica realtà: il Mistero della Pasqua

Ricordiamo il passato, nel presente riceviamo la grazia e siamo protesi verso il futuro e definitivo compimento della salvezza nel Regno dei Cieli.

Ascoltare e digiunare.

La Quaresima come tempo di conversione

Cari fratelli e sorelle!

La Quaresima è il tempo in cui la Chiesa, con sollecitudine materna, ci invita a rimettere il mistero di Dio al centro della nostra vita, perché la nostra fede ritrovi slancio e il cuore non si disperda tra le inquietudini e le distrazioni di ogni giorno.

Ogni cammino di conversione inizia quando ci lasciamo raggiungere dalla Parola e la accogliamo con docilità di spirito. Vi è un legame, dunque, tra il dono della Parola di Dio, lo spazio di ospitalità che le offriamo e la trasformazione che essa opera. Per questo, l’itinerario quaresimale diventa un’occasione propizia per prestare l’orecchio alla voce del Signore e rinnovare la decisione di seguire Cristo, percorrendo con Lui la via che sale a Gerusalemme, dove si compie il mistero della sua passione, morte e risurrezione.

Ascoltare

Quest’anno vorrei richiamare l’attenzione, in primo luogo, sull’importanza di dare spazio alla Parola attraverso l’ascolto, poiché la disponibilità ad ascoltare è il primo segno con cui si manifesta il desiderio di entrare in relazione con l’altro.

Dio stesso, rivelandosi a Mosè dal roveto ardente, mostra che l’ascolto è un tratto distintivo del suo essere: «Ho osservato la miseria del mio popolo in Egitto e ho udito il suo grido» (Es 3,7). L’ascolto del grido dell’oppresso è l’inizio di una storia di liberazione, nella quale il Signore coinvolge anche Mosè, inviandolo ad aprire una via di salvezza ai suoi figli ridotti in schiavitù.

È un Dio coinvolgente, che oggi raggiunge anche noi coi pensieri che fanno vibrare il suo cuore. Per questo, l’ascolto della Parola nella liturgia ci educa a un ascolto più vero della realtà: tra le molte voci che attraversano la nostra vita personale e sociale, le Sacre Scritture ci rendono capaci di riconoscere quella che sale dalla sofferenza e dall’ingiustizia, perché non resti senza risposta. Entrare in questa disposizione interiore di recettività significa lasciarsi istruire oggi da Dio ad ascoltare come Lui, fino a riconoscere che «la condizione dei poveri rappresenta un grido che, nella storia dell’umanità, interpella costantemente la nostra vita, le nostre società, i sistemi politici ed economici e, non da ultimo, anche la Chiesa».[1]

Digiunare

Se la Quaresima è tempo di ascolto, il digiuno costituisce una pratica concreta che dispone all’accoglienza della Parola di Dio. L’astensione dal cibo, infatti, è un esercizio ascetico antichissimo e insostituibile nel cammino di conversione. Proprio perché coinvolge il corpo, rende più evidente ciò di cui abbiamo “fame” e ciò che riteniamo essenziale per il nostro sostentamento. Serve quindi a discernere e ordinare gli “appetiti”, a mantenere vigile la fame e la sete di giustizia, sottraendola alla rassegnazione, istruendola perché si faccia preghiera e responsabilità verso il prossimo.

Sant’Agostino, con finezza spirituale, lascia intravedere la tensione tra il tempo presente e il compimento futuro che attraversa questa custodia del cuore, quando osserva che: «Nel corso della vita terrena compete agli uomini aver fame e sete di giustizia, ma esserne appagati appartiene all’altra vita. Gli angeli si saziano di questo pane, di questo cibo. Gli uomini invece ne hanno fame, sono tutti protesi nel desiderio di esso. Questo protendersi nel desiderio dilata l’anima, ne aumenta la capacità».[2] Il digiuno, compreso in questo senso, ci consente non soltanto di disciplinare il desiderio, di purificarlo e renderlo più libero, ma anche di espanderlo, in modo tale che si rivolga a Dio e si orienti ad agire nel bene.

Tuttavia, affinché il digiuno conservi la sua verità evangelica e rifugga dalla tentazione di inorgoglire il cuore, dev’essere sempre vissuto nella fede e nell’umiltà. Esso domanda di restare radicato nella comunione con il Signore, perché «non digiuna veramente chi non sa nutrirsi della Parola di Dio».[3] In quanto segno visibile del nostro impegno interiore di sottrarci, con il sostegno della grazia, al peccato e al male, il digiuno deve includere anche altre forme di privazione volte a farci acquisire uno stile di vita più sobrio, poiché «solo l’austerità rende forte e autentica la vita cristiana».[4]

Vorrei per questo invitarvi a una forma di astensione molto concreta e spesso poco apprezzata, cioè quella dalle parole che percuotono e feriscono il nostro prossimo. Cominciamo a disarmare il linguaggio, rinunciando alle parole taglienti, al giudizio immediato, al parlar male di chi è assente e non può difendersi, alle calunnie. Sforziamoci invece di imparare a misurare le parole e a coltivare la gentilezza: in famiglia, tra gli amici, nei luoghi di lavoro, nei social media, nei dibattiti politici, nei mezzi di comunicazione, nelle comunità cristiane. Allora tante parole di odio lasceranno il posto a parole di speranza e di pace.

Insieme

Infine, la Quaresima mette in evidenza la dimensione comunitaria dell’ascolto della Parola e della pratica del digiuno. Anche la Scrittura sottolinea questo aspetto in molti modi. Ad esempio, quando narra, nel libro di Neemia, che il popolo si radunò per ascoltare la lettura pubblica del libro della Legge e, praticando il digiuno, si dispose alla confessione di fede e all’adorazione, in modo da rinnovare l’alleanza con Dio (cfr Ne 9,1-3).

Allo stesso modo, le nostre parrocchie, le famiglie, i gruppi ecclesiali e le comunità religiose sono chiamati a compiere in Quaresima un cammino condiviso, nel quale l’ascolto della Parola di Dio, come pure del grido dei poveri e della terra, diventi forma della vita comune e il digiuno sostenga un pentimento reale. In questo orizzonte, la conversione riguarda, oltre alla coscienza del singolo, anche lo stile delle relazioni, la qualità del dialogo, la capacità di lasciarsi interrogare dalla realtà e di riconoscere ciò che orienta davvero il desiderio, sia nelle nostre comunità ecclesiali, sia nell’umanità assetata di giustizia e riconciliazione.

Carissimi, chiediamo la grazia di una Quaresima che renda più attento il nostro orecchio a Dio e agli ultimi. Chiediamo la forza di un digiuno che attraversi anche la lingua, perché diminuiscano le parole che feriscono e cresca lo spazio per la voce dell’altro. E impegniamoci affinché le nostre comunità diventino luoghi in cui il grido di chi soffre trovi accoglienza e l’ascolto generi cammini di liberazione, rendendoci più pronti e solerti nel contribuire a edificare la civiltà dell’amore.

Di cuore benedico tutti voi e il vostro cammino quaresimale.

Dal Vaticano, 5 febbraio 2026, memoria di Sant’Agata, vergine e martire.

LEONE PP. XIV


[1] Esort. ap. Dilexi te (4 ottobre 2025), 9.

[2] S. Agostino, L’utilità del digiuno, 1, 1.

[3] Benedetto XVI, Catechesi (9 marzo 2011).

[4] S. Paolo VI, Catechesi (8 febbraio 1978).

versione in pdf

  • Avvisi parrocchiali
    Avvisi parrocchiali