Iniziazione alla vita cristiana

L’iniziazione cristiana dei nostri bambini e dei nostri ragazzi è una delle cose più belle della vita della Comunità parrocchiale. La fiducia dei genitori e l’impegno delle catechiste e dei catechisti sono doni preziosi, da non dare per scontati. E poi la responsabilità e l’onore di accompagnare i passi della crescita delle nuove generazioni…

Catechismo 25/26


Lasciate che i bambini vengano a me (Mc 10,14; Mt 19,14)

Una delle attività pastorali più significative nella vita delle nostre comunità parrocchiali cattoliche è il catechismo dei bambini e dei ragazzi. La trasmissione della fede cristiana anche alle nuove generazioni è la ragione di esistere della Chiesa: la Chiesa esiste per annunciare il Vangelo di Gesù Cristo e per celebrare i suoi Sacramenti! Disse Gesù ai suoi apostoli: andate in tutto il mondo, predicate il Vangelo e battezzate nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo (Mt 28,19; Mc 16,15; 24,47; At 1,8)

Se si escludono le celebrazioni festive della S. Messa, il catechismo è l’attività pastorale che riesce a coinvolgere il maggior numero di persone: nella nostra parrocchia sono circa 150 fra bambini e ragazzi, quindi circa 300 genitori e una dozzina di catechisti.

È meraviglioso che così tante persone scelgano tutto questo!

Da noi in Italia sembra che la gente sia sempre più indifferente alla fede e alla religione. La partecipazione alla vita della Chiesa cattolica da anni è in caduta libera. Assistiamo a tanti tentativi più o meno evidenti di rimuovere Dio dalla vita delle persone, tanto che sembra che la maggioranza di noi viva come se Dio non esistesse.

Ci sono poi i grandi temi, le grandi questioni della nostra vita umana, che ci riportano, almeno in qualche occasione, a pensare a Dio. Di fronte alle guerre, alle sofferenze dei bambini e di tante persone, alla morte, che comunque non può essere evitata, siamo costretti a tornare alla realtà, a farci delle domande sul senso della nostra vita e sul destino ultimo che ci attende. Di fronte a queste cose c’è chi ritrova la fede, c’è chi si convince ancora di più che Dio non esiste, o semplicemente non si pone il problema. E’ sempre stato così, non c’è da stupirsi. «Dio ha messo nel mondo abbastanza luce per chi vuole credere e ha lasciato abbastanza ombre per chi non vuole credere» (B. Pascal) 

Partiamo dalle domande più ricorrenti…

Quando inizia il catechismo?

Quando si fa la Prima Comunione?

Quando si fa la Cresima?

Quando finisce il catechismo?

Si deve venire per forza alla Messa della domenica?

In effetti il catechismo è quasi sempre percepito come obbligatorio per poi poter ricevere i Sacramenti. E c’è del giusto in questo: poiché la Chiesa è consapevole del valore dei Sacramenti vuole che ci sia un’adeguata preparazione. Ma questo ci ha portato ad entrare in una logica di mercato: io vengo al catechismo per ricevere un sacramento e, ricevuto il sacramento, tutto finisce. “Do ut des”.

Non si può negare che negli ultimi anni la trasmissione delle fede non sta funzionando al meglio: rispetto al tempo impiegato e all’impegno profuso, la vita di fede non si vede e la vita della comunità non cresce. Questo almeno dall’esterno, poi nell’intimo della coscienza di ciascuno solo il Signore vede: l’uomo vede l’apparenza, ma il Signore vede il cuore (1Sam 16,7).

Forse sarebbe più interessante se i genitori si ponessero anche queste domande: Perché vogliamo che i nostri figli ricevano i Sacramenti? Vogliamo davvero che i nostri figli diventino cristiani cattolici?

Nella situazione che stiamo vivendo alcune domande bisogna farsele. Si può semplicemente andare avanti perché si è sempre fatto così? Prima di tutto non è vero che si è sempre fatto così. Nei due millenni di storia della Chiesa le cose sono molto cambiate. Per esempio siamo passati dai primi secoli in cui erano gli adulti a chiedere il battesimo, affrontando un lungo percorso detto “catecumenato” e siamo arrivati al battesimo dei neonati, che naturalmente non possono rendersi conto di nulla. Sono anche cambiati i contesti storici, culturali, relazionali. Molti di noi più adulti hanno ricevuto il dono della fede in casa imparando a pregare con i genitori e i nonni; oggi la stragrande maggioranza dei bambini quando inizia il catechismo non sa fare nemmeno il Segno della Croce. Sono cambiati i tempi. Prima alle pareti delle case c’erano Crocifissi, Madonne e Santi; oggi se ne vedono sempre meno.

Viene di lamentarsi dei nostri tempi, rimpiangendo il passato. Ma siamo proprio sicuri che prima le cose andassero meglio? Se nell’arco di due generazioni sembra si sia perso ogni cosa, forse la fede non era poi così forte. Non è che abbiamo cercato di educare ad un comportamento cristiano senza trasmettere la fede? Un esempio: abbiamo detto che la domenica bisogna andare alla Messa, ma forse non abbiamo spiegato chiaramente perché. Non è che abbiamo ridotto tutto ad una morale, come se Gesù fosse venuto ad insegnarci le buone maniere per farci diventare personcine per bene? I nostri tempi saranno anche difficili, il mondo sarà anche ostile alla fede cristiana, ma se pensiamo agli inizi della Chiesa noi siamo nell’oro. Gli apostoli erano rimasti in undici, non avevano né una particolare istruzione né disponevano di mezzi adeguati; con loro c’erano anche delle donne, le prime a vedere Gesù risorto, ma a quel tempo la testimonianza delle donne non valeva nemmeno in tribunale, e pochi altri discepoli di cui non sappiamo quasi nulla. Eppure Gesù li mandò ad evangelizzare il mondo! Un’impresa impossibile, irrazionale… eppure da quei giorni non si è più smesso di parlare di Gesù Cristo. Tutti i potenti di questo mondo che si sono messi contro il Vangelo e la Chiesa, cercando di soffocare ogni cosa, hanno avuto qualche effetto lì per lì, ma poi sono passati e il Vangelo e la Chiesa sono ancora qui! Non sarà vero quello che disse Gamaliele nel Sinedrio quando avevano arrestato gli apostoli? Prima di Gesù c’erano stati altri che avevano detto di essere il Messia, ma dopo la loro morte tutti si erano dimenticati di loro. Allora lui suggerì agli altri del Sinedrio: “Se questo piano o quest’opera fosse di origine umana, verrebbe distrutta; ma, se viene da Dio, non riuscirete a distruggerli. Non vi accada di trovarvi addirittura a combattere contro Dio!” (At 5, 38-39)

Voi chi dite che io sia?

È la domanda che Gesù pone ai suoi discepoli (Mc 8,29; Mt 16, 15 e Lc 9,20). Il fatto che tre Vangeli su quattro riportino questo episodio gli attribuisce un valore speciale. Forse conoscete la risposta di Pietro: Tu sei il Cristo (Mc 8,29); Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente (Mt 16, 16); Il Cristo di Dio (Lc 9,20).

C’è anche un altro momento in cui Gesù ripete la domanda, questa volta ad una donna, Marta, poco prima della risurrezione di Lazzaro. Lei lo rimprovera…se tu fossi stato qui mio fratello non sarebbe morto, ma…poi afferma: Sì, o Signore, io credo che tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente, colui che viene nel mondo (Gv 11,21-27). Uomini e donne che sono convinti di questo: Gesù non è solo un uomo con dei poteri straordinari, ma è anche il Figlio di Dio. Questo è l’inizio, il centro e il compimento del cammino di fede cristiano.

Tante volte nel fare i documenti prima del Matrimonio, nel colloquio personale con ciascuno dei futuri sposi, alla domanda “Perché ti sposi in Chiesa?” quasi tutti rispondono: Perché credo in Dio. Non è una risposta sbagliata, ma sicuramente non è il massimo: infatti anche tanti che non sono cristiani credono in Dio. Un cristiano dovrebbe poter rispondere senza nemmeno pensarci due volte: Perché credo in Gesù Cristo. Lo dice anche la parola: Cristo- cristiani. Non è difficile…

Vedete, sono sempre più convinto che oggi quello che ci manca è la fede. Una fede ragionata. D’altra parte se Dio si è fatto conoscere attraverso la sua parola, che leggiamo nella Bibbia, se Gesù è la Parola d Dio fatta carne, come è possibile avere fede se non ragioniamo per comprendere? Se Dio si rivela attraverso la parola prima di tutto vuole farsi capire. Chi è che parla sperando che chi lo ascolta non capisca? C’è una bella differenza fra essere creduloni ed essere credenti! La fede cristiana richiede necessariamente la riflessione. Ma oggi si fa un po’ fatica a pensare. Anzi sembra ci sia il tentativo di anestetizzare il ragionamento delle persone. Siamo come indotti a pensare quello che altri vogliono portarci a pensare. Tanta pubblicità segue questa logica, tante comunicazioni seguono questo sistema. Dio invece ci ha fatto un grandissimo dono: la libertà! Gesù ci rivela e ci dona il suo amore, ma non ci costringe a ricambiarlo. Cerca di sedurci, di attirarci a sé, ma solo se vogliamo andare verso di lui. È un po’ come una calamita col ferro. Se sei troppo distante non senti la forza che ti attira, ma se ti avvicini non puoi resistere. Forse qualcuno ha paura di perdersi avvicinandosi a Gesù, ma non sa quello che si perde stando lontano da lui.

 

Gesù cerca dei discepoli: Venite dietro a me (Mc 1, 17).

La Chiesa cerca di formare dei fedeli, di far conoscere il Vangelo perché anche gli uomini e le donne di ogni tempo e luogo possano sentire la chiamata di Gesù e diventare testimoni del suo amore nel mondo. La Chiesa non ha bisogno di “utenti” che si rivolgano a lei come ad una qualsiasi agenzia dispensatrice di servizi. Certo la Chiesa è, e deve essere, disponibile e accogliente con tutti, farsi carico dei bisogni spirituali e materiali delle persone, ma deve edificarsi come comunità, dove le relazioni fraterne sono il presupposto del servizio. Non si può chiedere servizi e pensare di rimanere estranei. Nella Chiesa, che è il corpo di Cristo, sono tante le membra, ma tutte formano il corpo perché sono unite al capo che è Gesù Cristo e sono unite le une alle altre. Quanto possiamo e dobbiamo crescere in queste cose! Tutti, chi già vive la vita della Chiesa e chi si avvicina ora per il catechismo. Come si può essere cristiani solo in certe circostanze, o solo in certe occasioni della vita? Il Signore non cerca rapporti occasionali, cerca e crea comunione.

Tanti si sentono soli anche in questo mondo in cui tutti siamo iperconnessi. Forse abbiamo bisogno di rapporti veri, che ci coinvolgano non solo a livello emozionale o in certe occasioni. Non saranno mai perfetti, ma possono diventare veri nella misura in cui lasciamo cadere le nostre maschere e ci lasciamo coinvolgere da un amore superiore che non ci chiede di essere perfetti subito ma ci trasforma dal profondo. La Chiesa non è mai stata fatta di gente perfetta, anzi nei secoli sono state condannate diverse eresie che miravano a formare un gruppo di puri, migliori di tutti gli altri. Mi piace condividere la semplice preghiera che Papa Giovanni Paolo I diceva: Signore, prendimi come sono e fammi diventare come tu mi vuoi!

Tanti si sentono soli perché manca quel senso di appartenenza ad una famiglia, ad una comunità. Soli siamo più in pericolo. Mi sorprende sempre leggere nel Vangelo quando Gesù dice di essere il buon pastore e mette in guardia dal lupo. Non dice che il lupo divora le pecore, ma che le disperde (Gv 10,12). Il male ci divide il bene ci unisce. Come mai non ci riesce di capirlo e di viverlo? Il peccato originale è credere di poter fare a meno di Dio, di essere più intelligenti di lui nel distinguere il bene dal male…e invece ci scopriamo come Adamo ed Eva sempre più nudi, sempre più in difficoltà. Perché non decidiamo una volta per tutte di fare spazio a Gesù nella nostra vita? Quali sono le paure che ci impediscono di aprirci a lui? Forse ci nascondiamo dietro ai luoghi comuni che anche chi va in chiesa poi non è coerente? Perché: è coerente venire in Chiesa solo quando ci serve? Siamo seri! Forse abbiamo paura di perdere la nostra autonomia? Disse Gesù: “Chi vuole salvare la propria vita, la perderà; ma chi perderà la propria vita per causa mia e del Vangelo, la salverà” (Mc 8, 35). Sarà capitato anche a voi di sentire un sacco di gente insoddisfatta, scontenta. Eppure abbiamo un sacco di cose di cui disporre e un sacco di opportunità che prima non c’erano. Quante volte anche le vacanze non ci soddisfano e si creano vere e proprie situazioni di sofferenza quando si rientra nel tran tran di tutti i giorni. Come mai non riusciamo ad essere felici? Non sarà che ci manca proprio Dio?

Il catechismo non coincide con gli anni scolastici e non è legato all’età. Deve necessariamente essere organizzato in gruppi, il più possibile omogenei per età, e scandito dalle tappe più significative che sono la celebrazione dei Sacramenti: la prima Confessione, la prima Comunione e la Cresima. Sono i sacramenti che dopo il Battesimo portano a compimento l’inizio della vita cristiana. Però cerchiamo di evitare il più possibile ogni automatismo. Nel Vangelo non c’è scritta l’età in cui si deve ricevere il Battesimo, o la prima Comunione o la Cresima. Chi per un motivo o per un altro non è stato battezzato da piccolo non si deve sentire a disagio o escluso da iniziare il percorso. Chi ad un certo punto decide di fermarsi è libero di farlo. Sarebbe bene però che queste cose fossero debitamente comunicate. Delle volte qualcuno sparisce e non si sa nemmeno perché. Evidentemente non siamo riusciti a costruire un legame. Inoltre, sembra che la vita cristiana di tanti adolescenti finisca proprio con la Cresima…Sarà che è il momento in cui, crescendo i ragazzi mettono in discussione ogni cosa… Sarà che noi adulti non diamo un buon esempio, la vita cristiana in Italia sembra una cosa sempre più da bambini e da anziani…Sarà che le nostre parrocchie non sono un luogo in cui i ragazzi trovano lo spazio di cui hanno bisogno…Sarà anche che è più facile omologarsi al comportamento della maggioranza… E ci saranno sicuramente altri motivi che io non riesco a vedere. Sarebbe interessante aprire un dibattito su questo argomento. Ma la Comunità cristiana deve continuare a seminare la Parola di Dio nella vita delle persone, fidandosi più di Dio che dei risultati immediati!

Possono iscriversi al primo anno di catechismo i bambini che hanno compiuto 7 anni.

Per iscrivere i bambini e i ragazzi al catechismo i genitori devono compilare il modulo che si trova sul Sito e sul canale WhatsApp della parrocchia, indicando giorno e orario preferito, scegliendo fra quelli indicati sotto. Si possono anche indicare più preferenze. Il modulo dovrà essere consegnato direttamente in parrocchia entro la fine di settembre.

Per tutti coloro che hanno già iniziato il percorso c’è soltanto da rinnovare l’iscrizione, nei giorni e negli orari dello scorso anno.

Primo e Secondo Anno – D. Francesco

Lunedì 16.30-17.15 e 17.30-18.15

Martedì 16.30-17.15 e 17.30-18.15

Mercoledì 16.30-17.15 e 17.30-18.15

 

Terzo Anno – Prima Confessione e Prima Comunione

Lunedì 16.30-17.30 Daniela Giuliani – Alessandra Chiari

Martedì 16.30-17.30 Nicoletta Menicalli

Sabato 10.00-11.00 Giulia Scannerini

 

Quarto Anno

Lunedì 16.30-17.30 Quaranta Anna

Martedì 16.30-17.30 Cristina Sizzi – Maria Cristina Cappelli

 

Quinto Anno

Lunedì 16.30-17.30 Maria Caselli

Martedì 16.30-17.30 Anna Maria Mammoli

 

Sesto Anno

Lunedì 16.00-17.00 Chiara D’Eboli

Lunedì 16.00-17.00 Alessandra Rivara

Giovedì 16.30-17.30 Sr. Adriana

  • I bambini che iniziano quest’anno, qualsiasi età abbiano e qualsiasi classe frequentino, si iscrivono al primo anno di catechismo.

Con i genitori dei bambini che si iscrivono al primo anno di catechismo ci saranno degli incontri di conoscenza. Per le mamme: lunedì 29 settembre e 13 ottobre alle ore 21.00. Per i babbi martedì 30 settembre e 14 ottobre alle ore 21.00. Gli incontri si terranno alla Casa della Gioventù, piazza Cardinale Elia Dalla Costa, 25.

Per ogni chiarimento o per affrontare situazioni particolari è bene parlarne personalmente e vi invito a fissare un appuntamento con me telefonando al 3333100273.

L’anno di catechismo inizierà con la partecipazione alla S. Messa delle 10.30 la Domenica 5 ottobre e terminerà Domenica 31 maggio sempre con la S. Messa delle 10.30.

La domanda di iscrizione 2025-2026 è scaricabile dal seguente link
Gli incontri catechismo 2025-2026 è scaricabile dal seguente link

    Don Francesco