Catechismo 2025 – 2026 : Fedeli, non utenti

Gesù cerca dei discepoli: Venite dietro a me (Mc 1, 17).

La Chiesa cerca di formare dei fedeli, di far conoscere il Vangelo perché anche gli uomini e le donne di ogni tempo e luogo possano sentire la chiamata di Gesù e diventare testimoni del suo amore nel mondo. La Chiesa non ha bisogno di “utenti” che si rivolgano a lei come ad una qualsiasi agenzia dispensatrice di servizi. Certo la Chiesa è, e deve essere, disponibile e accogliente con tutti, farsi carico dei bisogni spirituali e materiali delle persone, ma deve edificarsi come comunità, dove le relazioni fraterne sono il presupposto del servizio. Non si può chiedere servizi e pensare di rimanere estranei. Nella Chiesa, che è il corpo di Cristo, sono tante le membra, ma tutte formano il corpo perché sono unite al capo che è Gesù Cristo e sono unite le une alle altre. Quanto possiamo e dobbiamo crescere in queste cose! Tutti, chi già vive la vita della Chiesa e chi si avvicina ora per il catechismo. Come si può essere cristiani solo in certe circostanze, o solo in certe occasioni della vita? Il Signore non cerca rapporti occasionali, cerca e crea comunione.

Tanti si sentono soli anche in questo mondo in cui tutti siamo iperconnessi. Forse abbiamo bisogno di rapporti veri, che ci coinvolgano non solo a livello emozionale o in certe occasioni. Non saranno mai perfetti, ma possono diventare veri nella misura in cui lasciamo cadere le nostre maschere e ci lasciamo coinvolgere da un amore superiore che non ci chiede di essere perfetti subito ma ci trasforma dal profondo. La Chiesa non è mai stata fatta di gente perfetta, anzi nei secoli sono state condannate diverse eresie che miravano a formare un gruppo di puri, migliori di tutti gli altri. Mi piace condividere la semplice preghiera che Papa Giovanni Paolo I diceva: Signore, prendimi come sono e fammi diventare come tu mi vuoi!

Tanti si sentono soli perché manca quel senso di appartenenza ad una famiglia, ad una comunità. Soli siamo più in pericolo. Mi sorprende sempre leggere nel Vangelo quando Gesù dice di essere il buon pastore e mette in guardia dal lupo. Non dice che il lupo divora le pecore, ma che le disperde (Gv 10,12). Il male ci divide il bene ci unisce. Come mai non ci riesce di capirlo e di viverlo? Il peccato originale è credere di poter fare a meno di Dio, di essere più intelligenti di lui nel distinguere il bene dal male…e invece ci scopriamo come Adamo ed Eva sempre più nudi, sempre più in difficoltà. Perché non decidiamo una volta per tutte di fare spazio a Gesù nella nostra vita? Quali sono le paure che ci impediscono di aprirci a lui? Forse ci nascondiamo dietro ai luoghi comuni che anche chi va in chiesa poi non è coerente? Perché: è coerente venire in Chiesa solo quando ci serve? Siamo seri! Forse abbiamo paura di perdere la nostra autonomia? Disse Gesù: “Chi vuole salvare la propria vita, la perderà; ma chi perderà la propria vita per causa mia e del Vangelo, la salverà” (Mc 8, 35). Sarà capitato anche a voi di sentire un sacco di gente insoddisfatta, scontenta. Eppure abbiamo un sacco di cose di cui disporre e un sacco di opportunità che prima non c’erano. Quante volte anche le vacanze non ci soddisfano e si creano vere e proprie situazioni di sofferenza quando si rientra nel tran tran di tutti i giorni. Come mai non riusciamo ad essere felici? Non sarà che ci manca proprio Dio?