Omelia 02.11.2025 S. Messa al Cimitero del Pino
Fra tutte le celebrazioni dell’Anno liturgico quella di oggi, la Commemorazione dei fedeli defunti , forse è una di quelle che ci tocca di più. Penso a chi ha perso qualcuno tanto tempo fa e venendo al cimitero ripensa al passato e magari si riaprono delle ferite che credevamo guarite. Penso a chi ha perso qualcuno da poco e ancora non ha avuto il tempo nemmeno di rendersi conto della nuova realtà. In ogni caso tutti siamo messi di fronte ad una realtà che conosciamo, il limite della nostra vita terrena, ma che non riusciamo mai ad accettare fino in fondo.
Ho preparato per oggi un’omelia per proporre una riflessione a ciascuno di voi sul tempo che sti amo vivendo e sul clima culturale che mi sembra stia prendendo il sopravvento.
È necessario riparti re dal significato delle parole, perché certe volte mi sembra che la confusione nasca proprio da un uso inappropriato delle parole.
Un cimitero è un’area, solitamente delimitata, nella quale sono deposti i corpi o le ceneri dei defunti.
Etimologia : La parola “cimitero” deriva dal greco e signifi ca “luogo di riposo”
L’antropologia odierna e molti storici concordano nel fi ssare l’inizio della civilizzazione e delle manifestazioni culturali e religiose dell’homo sapiens proprio al momento in cui questo comincia a seppellire i morti della propria specie.
Pensiamo poi alla letteratura, all’arte pittorica e alla scultura, come anche alla musica: quante opere hanno come tema la morte, il culto dei morti , il desti no dei morti , l’attesa della risurrezione…
Noi oggi richiamo di perdere tutt o questo per una riduzione dell’essere umano alla sua dimensione funzionale.
Che cosa è l’uomo? Che cosa siamo noi, ciascuno di noi?
Con l’aborto, l’eutanasia, la dispersione delle ceneri…che visione dell’uomo emerge?
L’uomo si può tranquillamente sopprimere in nome della pietà, del benessere, dell’economia, della comodità, in ulti ma istanza dell’egoismo.
Ma se la vita dell’uomo ha così poco valore, se noi stessi diamo così poco valore alla nostra vita perché meravigliarsi delle ingiusti zie, delle guerre, delle disuguaglianze, delle sempre più frequenti depressioni e dei suicidi.
Siamo proprio noi uomini a non percepire più il valore di noi stessi.
Tutto questo accade paradossalmente proprio mentre si fa un gran parlare del rispetto dell’ambiente, certamente non della natura, altrimenti questo comporterebbe il rispetto della legge naturale che oggi sembra non interessare più a nessuno. Un esempio che potrà sembrare banale: avere a disposizione i frutti anche fuori stagione, ci ha portato a vivere nell’illusione per poter piegare tutto al nostro bisogno e al nostro interesse. Ma non è così. La natura ci riporta sempre alla realtà.
Mentre cresce sempre di più l’attenzione agli animali diminuisce l’attenzione all’essere umano.
La visione cristi ana della vita umana è un’altra: Dio ha creato la vita, tutto esiste perché Dio lo ha voluto. E lo ha voluto per amore. Dio ha tanto amato il mondo da dare il suo Figlio perché il mondo si salvi. Proprio dall’idea della creazione nasce il rispetto della natura, degli animali e del capolavoro che Dio ha fatto: l’uomo e la donna, creati a sua immagine e somiglianza, in cui Dio stesso si compiace in modo parti colare. Vi ricorderete tutti del primo racconto della creazione nel libro della Genesi. Ogni giorno si conclude con questa
affermazione: Dio vide che era cosa buona. Ma quando crea il maschio e la femmina il testo della Genesi dice:
Dio vide che era cosa molto buona. Non è sminuendo il valore dell’uomo che si rispetta la terra e gli animali. È proprio il contrario! Quando l’uomo comprende di essere amato da Dio, e che lui stesso ci ha affidato tutta la creazione, solo allora le cose andranno per il verso giusto. È necessario riappropriarci del nostro valore agli occhi di Dio per riconoscere il valore di ogni creatura. San Francesco scrisse 800 anni fa il Cantico delle Creature perché credeva nel Creatore, e per questo ogni essere vivente e ogni realtà era per lui fratello e
sorella: non voleva ideologicamente difendere l’ambiente!
Se non amiamo noi stessi non ameremo nemmeno gli altri e viceversa. Ma ancora prima, se non amiamo Dio, non impareremo mai ad amare noi stessi e gli altri come fratelli. Come facciamo ad amare noi stessi se sperimenti amo tante volte i difetti , i fallimenti, i tradimenti , le fati che, le sofferenze e la morte. Cosa c’è da amare? C’è solo la possibilità di godere il più possibile il momento presente, sapendo però che passerà.
A me pare che oggi, in questo cimitero, raccolti a pregare per i nostri morti qui sepolti, dobbiamo fermarci a riflettere su che cosa siamo diventati, pensare a che cosa ci sti amo riducendo.
Il modo di seppellire i corpi dei nostri morti per noi cristi ani è con la testa rivolta verso l’alto, verso il cielo. Non solo perché ci fa piacere vedere il loro volto fi no all’ulti mo momento, ma soprattutto perché sono rivolti al
Signore, sono rivolti al cielo, perché speriamo proprio di arrivare tutti in paradiso. Mi sembra anche un invito per noi ad alzare lo sguardo verso il cielo, perché solo se teniamo lo sguardo fisso su Dio, il Padre nostro che è nei cieli, possiamo scoprire il valore della nostra vita umana e così vivere bene la nostra vita. Proprio come ritualmente avviene in ogni Messa quando il sacerdote dice: “In alto i vostri cuori”, e si risponde: “Sono rivolti al Signore”. Fratelli e sorelle, viviamo rivolti verso Dio e saremo capaci di volgere lo sguardo sugli altri, su noi
stessi e su tutta la creazione con lo sguardo di Dio.
Amen!
Don Francesco