RICORDANDO FRANCA FANTECHI

L’angolo della memoria ogni giorno diventa più popolato: lo abitano persone che si conoscevano, che talvolta ci erano amiche, che si incontravano vivendo la vita della parrocchia: Mario Pulignani, Silvana Nencini, Marcello Bartoli, Marisa Ridolfi sono quelli che abbiamo ricordato in questo spazio, ma di sicuro ce ne sono stati altri che avrebbero meritato il nostro ricordo anche per il solo merito di essere vissuti in mezzo a noi.
Non erano persone fuori dal comune: erano persone normali che, nel tempo che sono state con noi, hanno saputo mettere al servizio della comunità i loro talenti, facendoli diventare fecondi per tutti.
Nei giorni scorsi ci ha lasciato anche FRANCA FANTECHI, una presenza costante e attiva nel nostro panorama che ha la nostra Chiesa al centro. Mai in prima fila, ma solo dove era utile essere. Fa ancora piacere ricordare le sue parole di incoraggiamento a chi intraprendeva qualcosa di nuovo: per andare avanti, quella spinta morale era un bicchiere d’acqua fresca nel deserto.
Franca era un motore che sprigionava una benefica energia positiva, una brezza allegra spesso addolcita dalle buone cose che le sue mani operose sapevo sfornare, fossero i suoi rinomati biscotti al cocco o gli oggetti da vendere ai mercatini, con i quali si finanziano le attività della parrocchia. Era il vento che gonfiava la vela di chi aveva la fortuna di passarle vicino, fossero familiari, amici o anche solo conoscenti.
Le testimonianze su di lei che abbiamo raccolto, non possono che iniziare da quelle di chi la conosceva più da vicino: la figlia Daniela, anche a nome del babbo e della sorella, e i nipoti, che l’hanno ricordata alla fine del funerale.

Ricordando Franca Fantechi

Daniela l’ha salutata con parole semplici, in cui la tristezza dell’addio è mitigata dalla nostalgia del ricordo dell’affetto materno in cui l’ironica confidenza si scioglie nell’amore filiale:

Solo poche parole perché non sono brava a parlare da un pulpito e oggi sarà ancora più dura.
In questo brutto giorno in cui stiamo salutando la Franca (o se si vuole Maria) c’è tanta tristezza; però anche tanta gioia perché siete venuti in tanti a salutarla e a salutarci e questo ci ha fatto tanto piacere.
Vorrei ringraziare, anche a nome del mio babbo Dino e di mia sorella Donella, chi ci è stato vicino in questi giorni e ci ha fatto capire quanto bene, quanto amore verso gli altri la mia mamma ha saputo dare.
Per sdrammatizzare voglio dire che ha saputo produrre anche tanti biscotti, tanti vestitini, tante copertine….
Ciao Mamma, ciao Franca: grazie per tutto quello che ci hai insegnato. Nonostante ti sia sempre considerata una “chioppina” hai dato tanto alla tua famiglia, a tuo genero, ai tuoi nipoti, ai parenti vicini e lontani, agli amici, ai condomini, ai vicini di casa e a tutte queste persone rimarrà qualcosa di te.
Buon viaggio Mamma!!

Questa, invece, è la voce dei nipoti, che testimonia il loro affetto, la loro riconoscenza, ma anche l’impronta forte e concreta che una nonna speciale, la nonna Franca, ha lasciato in loro.

Ciao Nonna,
non possono bastare poche parole per descrivere la persona incredibile che eri e ciò che rappresentavi per noi.
Possiamo però provare con queste poche parole a ringraziarti per tutto quello che hai fatto per noi. Grazie per tutto l’amore incondizionato.
Grazie per tutti gli insegnamenti, il buon esempio e la bontà al servizio degli altri.
Grazie per tutti i pranzi e le cene e per tutti i biscotti che ti hanno reso leggendaria.
Grazie per i pantaloni ricuciti, le magliette rammendate e tutte le operazioni di sartoria.
Grazie per tutte le coperte sullo stomaco dopo pranzo, per non bloccare la digestione e le raccomandazioni di bere l’acqua fredda “a piccole sorsatine” perché “sennò ti viene una congestione”.
Grazie per essere stata la nonna migliore che si potesse desiderare.
Speriamo di averti resa orgogliosa di noi come noi lo eravamo di te.
Ciao
I tuoi nipoti Lorenzo e Francesco

Franca Fantechi era una presenza costante fra le signore che, lavorando a maglia, contribuiscono al progetto missionario del Campo di lavoro per il santo Natale, l’associazione fondata da Don Carlo Donati presente da molto tempo in Burkina Faso con molte iniziative: fra queste anche le copertine che producono queste signore lavorando la lana con i ferri da calza. Quando, come ogni lunedì pomeriggio, si sono ritrovate alla Casa della Gioventù per lavorare insieme, hanno ricordato la loro amica scomparsa con queste parole:

“Era la sorella maggiore che tutte volevamo avere, sempre disponibile, positiva.”
“Era una bella persona, simpatica, con le mani d’oro: sapeva fare tutto e bene!”
“Aveva tanto spirito! Quando doveva andare sempre più spesso all’ospedale, ci diceva che andava a mettere la benzina nel serbatoio!”

Franca Fantechi per tanti anni, finché ha potuto, è stata anche una componente della squadra che ogni settimana, il venerdì, pulisce la Chiesa preparandola ad accogliere i fedeli i giorni di festa.
E’ stato sorprendente ascoltare le persone che l’hanno avuta compagna in questa attività: in pratica hanno ripetuto i concetti e le parole delle signore che facevano la calza con lei.

Possiamo davvero dire che il pensiero della figlia è una realtà: chi ha conosciuto la FRANCA, ne porterà per sempre il ricordo dentro di sé.